Intervista al presidente Albanese per capire e portare la voce di chi collabora nei centri dell’odontoiatria organizzata e sul dibattito che è nato tra gli odontoiatri "tradizionali” e quelli che collaborano con le Catene
Il dott. Antonino Albanese (dottore di ricerca in Biopatologia, Master internazionale in laser dentistry) è dal 2019 presidente di A.M.I.C.O. l’Associazione di Medici ed Igienisti che operano nei Centri Odontoiatrici. Il dott. Albanese si laurea a Palermo nel 1989, titolare di studio per una trentina d’anni nel 2018 decide di cedere il suo studio professionale nel centro del capoluogo siciliano a DentalPro, studio nel quale, ora, ricopre il ruolo di direttore sanitario.
“La motivazione di questa scelta –spiega ad Odontoiatria33- risiede soltanto nel desiderio di non occuparmi più della gestione economica dei pazienti e della gestione organizzativa dello studio, perché questa era diventata preponderante rispetto agli aspetti clinici, ho scelto di dedicarmi esclusivamente a questi ultimi. Ciò mi ha consentito di crescere notevolmente dal punto di vista professionale dedicandomi quasi esclusivamente alla chirurgia”.
Sull’Associazione che rappresenta, e su quanto sia rappresentativa in termini numerici, ci dice: “siamo partiti da poco e siamo già quasi mille. Una cosa è certa rappresentiamo la voce di oltre 8.000 colleghi che lavorano nei centri organizzati”.
E proprio per capire e portare la voce di chi collabora nei centri dell’odontoiatria organizzata non solo sulla vicenda Dentix ma sul dibattito che ne è nato tra titolari di studio ed imprenditori proprietari delle strutture odontoiatriche ma anche tra gli stessi odontoiatri divisi tra “i tradizionali” e quelli che collaborano nei centri odontoiatrici.
Sulla questione Dentix sono emerse con forza le criticità subite dai pazienti. Ma anche i dentisti collaboratori dello studio sono parte lesa, non potendo accedere alla cassa integrazione e magari devono ancora percepire parte dei compensi. E comunque continuano a non poter lavorare.
Presidente Albanese, a questi vostri colleghi qualcuno ci sta pensando?
Tutti noi siamo liberi professionisti con partita Iva e non abbiamo cassa integrazione. Spesso non siamo esclusivisti quindi abbiamo altre collaborazioni o lo studio privato. Siamo certi, quindi, che molti colleghi abbiano avuto alternative alla collaborazione con Dentix.Il rischio è lo stesso delle collaborazioni in studi mono professionali, a quanti colleghi, me compreso, è capitato di non ricevere compensi per prestazioni eseguite su pazienti in questi studi, così come di dover lasciare collaborazioni con altri colleghi per svariati motivi. Purtroppo è il rischio che si corre essendo liberi professionisti. Spiace notare che in questa vicenda, quella che dovrebbe essere una normale solidarietà tra colleghi è stata mostrata solo da AMICO e non dalle altre Associazioni.
Quello di Dentix è probabilmente un caso particolare. Normalmente il rapporto di collaborazione che avete con gli studi con cui collaborate è normato da un contratto? Vi sentite tutelati?
I contratti che firmiamo sono chiari e normano una collaborazione da liberi professionisti, esattamente come quelli che ho firmato con altri colleghi con i quali collaboro. L’indipendenza delle cure è una parte importante del contratto stesso.
Nella lettera che ci ha inviato lamentava l’assenza di un dialogo con Istituzioni ed Ordine. E’ un problema che non vi riconoscono come sindacato o vi ritengono dentisti di serie “B”?
In effetti abbiamo più volte chiesto ai Sindacati nazionali e al Presidente della CAO Nazionale di incontrarci per presentarci e presentare l’associazione. Siamo colleghi, siamo tanti, un incontro sarebbe auspicabile. Da quello che si legge sulla stampa specializzata e sui social certamente molti colleghi ci considerano di serie “B” purtroppo senza conoscere a fondo la realtà dove operiamo. Vediamo quotidianamente “orrori dentali” su pazienti che provengono da studi privati, cosa dovremmo dire? Che tutti i colleghi privati sono degli incapaci o degli incompetenti? Ovviamente non ci permettiamo di dare un giudizio così superficiale e pretendiamo che neanche gli altri lo facciano nei nostri confronti.Noi certamente non ci consideriamo figli di un Dio minore, ci siamo laureati dove si sono laureati tutti, ci aggiorniamo regolarmente, moltissimi colleghi hanno il proprio studio privato o collaborano in altre strutture mono professionali quindi non si capisce come si faccia a pensare che siamo tutti dei bravi dentisti quando operiamo in studi privati e dei pazzi scatenati senza morale e regole deontologiche quando prestiamo la nostra opera all’interno dei Centri Odontoiatrici Organizzati. Al contrario posso però dire che l’abusivismo si cela soltanto dietro gli studi professionali e che questa piaga non è certamente sparita anche se sembra che i sindacati non se ne occupino più.
Invece con i proprietari dei Gruppi con cui lavorate quali sono i rapporti? Avanzate richieste sindacali, vi confrontate e se si su quali temi?
Onestamente con i proprietari, che spesso corrispondono a fondi di investimento non ci confrontiamo. Abbiamo ovviamente i nostri riferimenti all’interno delle aziende che sono strutturate con degli organigrammi organizzativi più o meno complessi a seconda della grandezza dell’azienda. Nell’azienda in cui opero ad esempio abbiamo una struttura in cui 25 senior fanno parte di un comitato che supporta nelle scelte il comitato medico scientifico, ognuno dei componenti ha poi il compito di supportare i colleghi, qualora ne sentano la necessità, per la soluzione dei casi clinici più complessi.Noi non siamo un sindacato ma una Associazione professionale, chiaramente rappresentiamo i colleghi all’esterno dei Centri Odontoiatrici Organizzati ma anche, quando si rende necessario all’interno.
Mi consenta una battuta, potrebbe essere possibile, nel caso di contrasti insanabili, uno sciopero?
Appunto la considero una battuta, noi non siamo dipendenti ma liberi professionisti.Uno sciopero per cosa? Quali potrebbero essere questi contrasti insanabili? Su quali argomenti?Siamo liberi professionisti, responsabili del nostro lavoro, riceviamo un compenso per la nostra opera professionale specializzata e tutto questo è normato da un contratto che viene liberamente sottoscritto al momento dell’inserimento tra i medici della struttura, né più né meno dei colleghi che collaborano in strutture private mono professionali.
Una delle critiche alle Catene è quella che vedrebbe la proprietà imporre terapie e materiali, costringendovi a fare cure non necessarie. Vi sentite liberi nello svolgere la professione, anche perchè sareste complici di un eventuale illecito, che per voi è anche deontologico?
Questa è una delle tante falsità che leggiamo continuamente nei commenti di colleghi interessati. La realtà è che nessuno impone niente a nessuno!I materiali che utilizziamo sono acquistati dove li comprano tutti i colleghi privati. Nessuno viene a costringere i medici a eseguire terapie non necessarie o a imporre tempistiche assurde sulle terapie, ma pensate proprio che siamo dei criminali! Lavoriamo in scienza e coscienza seguendo i protocolli approvati e certificati dalle linee guida nazionali o vogliamo pensare che anche le raccomandazioni cliniche per l’odontoiatria siano anch’esse delle imposizioni? I colleghi che collaborano nei COO non vengono dalla luna è innegabile che ci siano medici più preparati di altri, più scrupolosi di altri, più allineati ai protocolli ma così come accade anche fra i colleghi che gestiscono i propri studi. Lavorare in uno studio privato mono professionale è indice di qualità assoluta? Essere iscritti a ANDI o AIO è indice di qualità assoluta? Le dirò di più, essendo i COO strutture complesse con diversi collaboratori c’è un controllo incrociato rispetto alle terapie proposte ed eseguite dai vari odontoiatri. Come le ho già detto spesso esiste un comitato medico scientifico composto da odontoiatri con esperienza che vengono coinvolti dalle aziende proprio per vigilare sul rispetto dei protocolli e sulla qualità delle cure eseguite.Altra cosa da rimarcare con orgoglio è che all’interno dei COO c’è il totale rispetto dei ruoli cosa che ritengo fondamentale per salvaguardare la salute del paziente. Se poi vogliamo parlare di come viene trattato dal punto dell’inquadramento contrattuale e dei ruoli svolti, il personale non medico negli studi libero professionali potremmo scrivere dei libri, ci basterebbe raccogliere qualche testimonianza del passato delle nostre assistenti.
I Gruppi aderenti ad ANCOD hanno dato la disponibilità di prendersi in carico i pazienti lasciati con le cure da terminare da Dentix. Vi hanno coinvolto nella decisione? Alla fine mettere le mani sul lavoro fatto da altri è una grossa responsabilità per voi clinici.
No non ci hanno coinvolto, per noi collaboratori un paziente è una persona che ha bisogno di cure a prescindere da dove provenga. Cosa dovremmo fare lasciare che questi pazienti vengano abbandonati a se stessi?Se il paziente ex Dentix arriva alla nostra osservazione lamentandosi delle cure erogate o con un piano di cura interrotto nessuno ci impone di finalizzarlo a maggior ragione se non lo condividiamo.Ovviamente una volta preso in carico il paziente la responsabilità passa al nuovo medico ma questo è quello che accade ogni volta si decida di eseguire delle cure. L’iter sarà quello consueto, ci sarà un confronto con il paziente, la formulazione e spiegazione del piano di trattamento con le eventuali alternative terapeutiche, il ricevimento del consenso informato e poi in accordo con il paziente l’esecuzione delle cure ritenute necessarie a riabilitare la sua salute orale. Come si fa sempre.
C’è poi l’aspetto economico. Avrà letto il documento su carta intestata DentlPro che è stato divulgato sul web in cui vi si chiede di accettare una riduzione del 50% dei vostri compensi per le terapie che farete ai pazienti di Dentix, perchè a loro verrà fatto uno sconto della stessa percentuale. Però dai toni della comunicazione, più che una richiesta sembrava una imposizione. Vi siete confortati con la proprietà su questo?
Innanzitutto le dico che quello che lei cita è un documento interno. Chi lo ha pubblicato o ri-postato ha commesso un illecito grave. Su questo tema A.M.I.C.O. ha richiesto e ottenuto un confronto chiarificatore con ANCOD. Quella fatta da ANCOD tramite il suo Presidente, Michel Cohen, è da intendersi come una proposta e come tale, pur condividendo l’intento etico e non commerciale della stessa, resta alla libera scelta del medico e igienista che decideranno di aderirvi.Detto questo, auspichiamo che molti dei collaboratori dei COO si uniranno al progetto per il bene dei pazienti. Molti hanno voluto fraintendere trasformando volontariamente un’azione a favore dei pazienti, come del resto quella fatta in accordo con la Caritas, in qualcosa di losco. Se poi vogliamo entrare nel merito del documento da nessuna parte si parla di riduzione delle percentuali, ma di riduzione delle tariffe proposte al paziente. Proprio per questo, A.M.I.C.O. spera che le istituzioni e le note sigle sindacali della professione odontoiatrica si uniscano con i loro iscritti a questo progetto al fine di salvaguardare la salute dei cittadini.
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