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20 Novembre 2020

Progetto di legge, forse in finanziaria, cerca di modificare le norme su sanità integrativa

AIO e ANOMeC sostengono progetto del senatore Ichino per modificare le norme sull’equo compenso, per garantire agli assicurati le cure del professionista di loro scelta


Sempre più professionisti si rendono conto che per star dentro alle tariffe risicate dei Fondi Sanitari integrativi sono costretti ad elevare la quantità delle prestazioni e ad abbassarne la qualità. E sempre più cittadini capiscono di non poter scegliere il medico o il dentista da cui farsi curare, uno dei diritti chiave nella Costituzione. Il senatore Pietro Ichino (Pd) sostenuto dall’Associazione dei dentisti convenzionati ANOMeC e dal sindacato nazionale AIO ha presentato un disegno di legge che segna una discontinuità rispetto alle norme pro-concorrenza che nel 2006 portarono all’abolizione delle tariffe minime ordinistiche, legate a doppio filo al Codice di Deontologia Medica “a tutela di qualità e sicurezza della professione”. 

La bozza modifica la normativa sull’equo compenso inserita nella legge 247/2012 e fin qui circoscritta agli avvocati, ne perfeziona l’applicabilità agli altri liberi professionisti e, investendo il tema della libera scelta del curante, inserisce riferimenti al rapporto tra medici-odontoiatri e fondi sanitari. Un rapporto che in questi anni si è tradotto in convenzioni dirette per l’80% del valore delle prestazioni. Con questa formula, il professionista non riceve il compenso dal paziente per la prestazione fornita ma è il Fondo che gli paga una tariffa predeterminata, spesso troppo bassa per offrire servizi di qualità. 

Nell’esposto presentato dallo studio Ichino all’Antitrust si sottolinea come negli ultimi anni i Fondi abbiano ridotto non solo le tariffe riconosciute agli odontoiatri convenzionati ma anche i massimali entro cui riconoscono il diritto al rimborso all’assicurato. Il disegno di legge sostenuto da AIO ed ANOMeC, che dovrebbe trasformarsi in un emendamento alla Legge di Bilancio da approvare entro l’anno, prevede che i pazientiassicurati siano coperti alle stesse condizioni quando scelgono di curarsi da un medico o dentista non convenzionato, che gli anticipino il compenso e ottengano un rimborso pari alla tariffa che il Fondo pratica ai professionisti nelle convenzioni dirette. Si chiama pagamento “indiretto”, esiste da sempre ma oggi alcuni pacchetti Welfare lo vietano, o ne escludono prestazioni o creano ostacoli burocratici: massimali più bassi e franchigie più alte per l’assicurato che faccia “di testa sua”, autorizzazioni preventive, certificazioni in più. In definitiva, il Ddl Ichino aggiunge altre cause di nullità dei contratti a quelle esistenti, che già vietano i contratti “a voce”, quelli modificabili unilateralmente dal committente, o peggiorativi, o quelli che implicano prestazioni aggiuntive alla stessa tariffa o impongono al professionista di anticipare spese di tasca sua. Infine, il testo apre alla possibilità per il camice che ha una convenzione diretta con un fondo assicurativo di chiedere compensi più elevati rispetto alle tariffe concordate.

Con il vicepresidente Alberto Di Feo, ANOMeC lancia un appello a difesa della libera professione: pur ribadendosi favorevole alle convenzioni dirette, che aiutano i pazienti ad affrontare i costi delle cure, rivendica la necessità che odontoiatri e medici applichino i propri tariffari su basi tecniche e deontologiche.

Il presidente nazionale AIO Fausto Fiorile auspica sulla proposta “la più ampia convergenza del mondo medico, odontoiatrico, ordinistico, scientifico, sindacale nell’interesse non solo del Medico Odontoiatra e soprattutto del cittadino che vive sulle sue spalle, dopo la crisi economica, un ulteriore impoverimento dell’assistenza odontoiatrica”. A questo link la nota di sostegno al progetto di legge di AIO.

A cura di: Ufficio Stampa AIO

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