Su questo numero del Giornale dell'Odontoiatra è stato dato ampio spazio al Ddl Salute licenziato a settembre dal Governo, che contiene anche la riforma degli ordini delle professioni sanitarie regolamentate prevedendo, tra l'altro, un ordine autonomo per gli odontoiatri. Sarebbe profondamente sbagliato, vista la crisi alle porte, pensare che tanto tutto dovrà ricominciare da capo con un eventuale nuovo Governo o addirittura con la prossima legislatura.
L'atto del Governo ha messo in moto all'interno del settore odontoiatrico una serie di dubbi e discussioni. Proprio per questo, trattare l'argomento può servire da prova generale per un futuro - non sappiamo quanto prossimo - in cui si tornerà a parlare di riforma degli ordini e delle professioni. Riforma che è nel programma del centrodestra fin dalla discesa in campo di Berlusconi, avvenuta quindici anni fa, ed è stata tentata in tutti i suoi quattro Governi.
Se tutti si dicono favorevoli a una completa autonomia degli odontoiatri rispetto ai medici, le differenze si accentuano quando si comincia a ipotizzare come questa autonomia debba compiersi. Peraltro neppure il Ddl entra nel merito, lasciando agli odontoiatri campo libero.
Con i medici o separati dai medici: è questo il punto più dibattuto. Perché oggi, nonostante all'interno degli ordini l'autonomia dei due Albi (di medici e odontoiatri) sia già compiuta, il legale rappresentante rimane, però, sempre il presidente Omceo. Vale a dire un medico.
Lo ammette anche il presidente della Federazione, Amedeo Bianco, intervistato sull'argomento insieme al componente della Cao nazionale e presidente dell'Albo degli odontoiatri di Milano, Valerio Brucoli.
Può, certo, sembrare che le richieste di autonomia si traducano solamente in ricerca di più potere, di rappresentanza nelle stanze che contano - ministeriali o previdenziali che siano - e che il problema di una eventuale scissione degli odontoiatri dai medici sia assimilabile al più classico dei divorzi: la divisione dei beni - che in questo caso si chiamano sedi, personale, attrezzature.
Il presidente Brucoli ci spiega invece che non si tratta di una questione di metri quadrati o di potere, ma della necessità di dare più identità agli odontoiatri, con la formulazione di un codice deontologico che rispecchi a pieno l'attuale esercizio della professione di dentista.
Un codice etico e deontologico, ci dice, che non può più essere condiviso con quello dei medici, visto che, oggi, medici e odontoiatri hanno modi di esercitare la professione diversi: i primi pressoché dipendenti del Ssn, costretti a rispondere al direttore amministrativo; i secondi, come liberi professionisti, rispondono invece alla propria etica e al codice deontologico.
Confesso che vedendo "da fuori" la questione non sono riuscito ancora, nonostante le interviste, le chiacchierate con autorevoli opinionisti e aver partecipato ad alcuni dibattiti sul tema, a farmi un'idea di come potrebbe risolversi la questione. Fortunatamente il mio compito e quello di raccontare e al limite commentare le scelte di chi è deputato a decidere.
Come cittadino, fatico a immaginare un'etica e un codice deontologico diverso per due professioni che curano le persone; anche se è chiaro il problema evidenziato da Brucoli quando indica nella pubblicità, nelle tariffe minime, nel conflitto d'interessi sui farmaci alcuni punti che differenziano gli odontoiatri dai medici e viceversa. Rimane poi da capire come un dentista iscritto al futuro Ordine dei medici e a quello degli odontoiatri dovrà rispettare due codici deontologici differenti.
Credo che i codici deontologici dovrebbero essere scritti dai pazienti visto che per la loro tutela sono formulati.
Altra nota interessante sono le indicazioni degli iscritti, che non mi sembra si siano appassionati al tema.
La riprova è un sondaggio avviato prima dell'estate dal sito dell'Aio, al quale, a metà novembre, avevano risposto circa mille visitatori, indicando che vogliono un Ordine autonomo, ma non separato da quello dei medici.
Vorrei ricordare quanto ha detto il presidente Valerio Brucoli, nel corso dell'intervista, quando gli è stato chiesto di fare un commento: "Prima di sollevare la questione, bisognerebbe dare gli strumenti per giudicare".
Il consiglio, in attesa che la politica torni a interessarsi della questione, è continuare a capire come potrà essere questo nuovo ordine degli odontoiatri confrontandosi con la base.
Da quanto visto fino a oggi, dire autonomo non basta.
n.maccagno@d-press.it
GdO 2010;16
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