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10 Maggio 2012

Allergia al lattice: come proteggere il team

Intervista a Giuseppina Caini, vicepresidente dell'Associazione allergici al lattice

di Norberto Maccagno


LatticeLattice
L'allergia da lattice interessa dall'1 al 7% della popolazione, con picchi che possono toccare il 12% tra gli operatori sanitari. E lo studio odontoiatrico è uno dei luoghi dove il contatto con il lattice è più frequente: per questo il dentista, durante la sua attività clinica, deve prestare molta attenzione a prevenire questo possibile fattore di rischio. Per capirne di più su questo tipo di allergia e come poter evitare i rischi associati, sia per gli operatori sia per i pazienti, abbiamo intervistato Giuseppina Caini, vicepresidente dell'Associazione allergici al lattice.

Dottoressa Caini, che cosa è e come si manifesta l'allergia al lattice?
Il lattice è una sostanza di origine vegetale, con cui vengono prodotti una grande quantità di manufatti di largo uso, sia in ambiente sanitario sia al di fuori di esso. La frequenza di sensibilizzazione al lattice è aumentata nell'ultimo decennio, si suppone per il cresciuto utilizzo di guanti in lattice in ambiente sanitario e di contraccettivi in ambiente non sanitario, anche in relazione alla necessità di protezione dall'infezione da Hiv.
Attualmente, le frequenze di sensibilizzazione nella popolazione generale variano dallo 0,1 al 6,4%, ma sono di gran lunga superiori in determinate categorie a elevata esposizione, definite "gruppi a rischio", come appunto il personale sanitario, dove le frequenze sono comprese tra il 2,8 e il 12%, soggetti che abbiano subito ripetuti interventi chirurgici in età infantile (per esempio i bambini con spina bifida hanno una frequenza tra il 30 e il 65%), o lavoratori dell'industria della gomma (9-11%). La Fda ha ricevuto, nel periodo 1988-1995, 1100 segnalazioni di reazioni sistemiche gravi, alcune anche fatali.
I soggetti sensibilizzati possono andare incontro a orticaria, rinite, oculorinite, asma bronchiale, angioedema e più raramente shock anafilattico. Sono state inoltre documentate sensibilizzazioni crociate tra lattice e alimenti vegetali, quali banana, kiwi, avocado, castagna, arachidi, e fra lattice e una pianta ornamentale di larga diffusione, come il Ficus benjamina.

Quali sono i rischi potenziali per il paziente allergico che si sottopone a cure odontoiatriche?
In uno studio odontoiatrico, vista l'alta percentuale di materiali in lattice utilizzati, il pericolo è alto.
Il contatto con il lattice può essere cutaneo, ma più frequentemente mucoso o sistemico. Da non sottovalutare anche il contatto aereo, dovuto all'aerodispersione di proteine di lattice nell'ambiente, veicolate dalla polvere dei guanti.
In particolare l'odontoiatra lavora a contatto con la mucosa orale, molto vascolarizzata, creando una situazione di contatto diretto descritta nella risposta precedente.

Vi sono delle norme che regolano l'uso di questi materiali?
In considerazione della diffusione e della possibile gravità delle reazioni allergiche al lattice, alcune regioni (tra queste Lombardia, Toscana, Sicilia e Puglia) hanno emesso linee guida per la prevenzione di questa patologia nei pazienti sensibilizzati e nei lavoratori esposti, da adottare nelle strutture sanitarie pubbliche e private e negli studi professionali accreditati.

Quali sono le azioni che il dentista o l'igienista dentale possono adottare per prevenire i rischi?
Si può agire su vari fronti, per esempio decidendo di creare uno studio dentistico latex-safe (sicuro sotto l'aspetto del lattice) e sostituendo man mano tutti i presidi medico-chirurgici in lattice con altri di materiale alternativo, che spesso viene certificato sulle schede tecniche. Altra azione importante è quella di abolire i guanti in lattice con polvere.
Ovviamente si dovrà indagare nella storia clinica del proprio paziente sottoponendolo a questionari specifici, che esistono nella letteratura, per capire se è a rischio.

E se il paziente non è a conoscenza della propria patologia?
Questa è una possibilità frequente. Molti pazienti riferiscono sintomi legati all'allergia al lattice scatenati durante una seduta dal dentista. Non sempre l'odontoiatra la collega al lattice e più frequentemente sospetta dell'anestetico. L'allergia è spesso sottovalutata e conosciuta superficialmente. Sono documentate gravi reazioni anche nelle sale d'attesa.

Quali sono le finalità della vostra associazione?
L'esigenza di costituire un'associazione che rappresenti le persone affette da tale allergia nasce nel 2008, coadiuvata dal Csv (Centro servizi per il volontariato di Brescia). Scopo dell'associazione è promuovere il diritto dell'allergico a un'assistenza appropriata in caso di urgenza o emergenza con l'impiego di materiali e di-spositivi idonei atti a garantire la tutela della salute di questi soggetti, senza recare loro alcun danno, la possibilità di accedere a tutte le strutture sanitarie di diagnosi, cura e di riabilitazione di fiducia, la tutela in ambito lavorativo e la possibilità di gestire "normalmente" il quotidiano.
Attraverso il nostro sito internet possiamo parlare e informare di queste problematiche. Nel campo odontoiatrico ci capita spesso di collaborare con alcune associazioni di settore per fare serate informative.

Leggi anche:
Legionellosi, la prevenzione parte dall'odontoiatra

GdO 2012;3:4-5

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