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15 Febbraio 2007

"Visto da fuori" - Tra targhe e cartelloni

di Norberto Maccagno


Questa la vicenda in breve: nel 1996 il dentista chiede all’Ordine l’autorizzazione, ma nessuno si fa vivo. Espone quindi la targa fuori dallo studio. Risultato: sospensiva da parte dell’Ordine con conseguente ricorso e tante scartoffie. Fino al 2001, quando, in primo grado, gli viene riconosciuta la possibilità di esporre l’agognata targa sul muro del condominio che ospita lo studio. L’Ordine ricorre in appello, viene nuovamente sconfitto e ricorre alla Cassazione. A gennaio 2007 arriva la sentenza della Cassazione che dà ragione, definitivamente, al dentista. Di questa sentenza ne abbiamo accennato sul Visto da fuori del numero scorso, non tanto per il fatto in sé, ma perchè la Suprema Corte sostiene che l’articolo della legge 175/92, che impone l’autorizzazione dell’Ordine per le informazioni verso il cittadino sia stata abrogata dal decreto Bersani. E il dibattito su questa interpretazione si è scatenato sopratutto su internet, nei forum riservati ai dentisti.
 
Anche la Fnomceo ha recentemente riunito la commissione Pubblicità anche per valutare la motivazione della Cassazione. Tuttavia, stando a quanto indicato dalla Bersani, il dottor Fantini potrebbe oggi prendere pennello e vernice e scrivere su tutta la facciata del condominio “Qui Dentista”; oppure pagare un uomo sandwich che gironzoli per l’isolato reclamizzando i prezzi delle sue otturazioni. Non scrivetemi che il dentista sarebbe passibile di procedimento per “cattivo gusto”, lo so. Ma probabilmente un buon avvocato riuscirebbe a toglierlo dai guai in fretta. Ma con la Bersani ne vedremo di tutti i “colori”. Navigando sui forum o leggendo dichiarazioni di presidenti provinciali degli Ordini, il problema principale della pseudo-liberalizzazione di Bersani è che sarà possibile rendere pubblici i propri prezzi. E questo aspetto della Bersani, valutato dal punto di vista del paziente, non mi sembra certo negativo. Peraltro, sono anche convinto che la possibilità di pubblicare il proprio tariffario potrebbe convincere molti cittadini che non è poi così caro farsi fare una detartrasi o un’otturazione e che non conviene andare in Romania o in Croazia. Il problema, piuttosto, è che in sanità, ma sopratutto per le prestazioni odontoiatriche, è arduo per il paziente scegliere in base alla qualità. Chi conosce il settore sa che la differenza tra una prestazione buona e una scadente può essere notevole. Sfogliando riviste come Protech o Dental Cadmos, per rimanere in azienda, si vedono ricostruzioni perfette, elementi protesici che non si distinguono dai denti naturali; ma quando guardiamo sorridere il vicino di autobus, vediamo gruppi frontali “fintissimi”, bordini metallici spuntare da solchi gengivali che se ne sono andati, otturazioni che sembrano chewing-gum schiacciati sul dente.

Ma il “libero messaggio” possibile grazie alla Bersani pone anche il problema della veridicità dello stesso. Non tanto per quanto riguarda la tipologie delle prestazioni offerte, ma per le informazioni che spesso si leggono sui siti internet dei vari studi: pagine dove si spiega cosa è una corona, una protesi, una canalare, un apparecchio ortodontico. Messaggi spesso copiati da altri siti o riviste, dove vengono anche enfatizzate certe terapie e soluzioni. Per esempio è vero che “l’apparecchio invisibile” può essere utile per risolvere tutte le terapie ortodontiche? Che il materiale innovativo per realizzare travate estetiche è indistruttibile? Che l’amalgama fa male o che quel dentifricio consuma i denti o li rende bianchissimi? Certo tutti sanno che su internet tutti gli scritti non sono proprio da considerare informazione; però un minimo di tutela verso i cittadini ci dovrebbe essere. La Bersani indica tra i compiti dell’Ordine quello di verificare i messaggi degli iscritti: ma con quali strumenti? La soluzione preventiva, a lungo termine, potrebbe essere quella di investire sull’informazione verso il cittadino, perché possa valutare la prestazione sulla base della qualità piuttosto che in base ai prezzi.

GdO 2007; 2: 1, 3

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