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02 Novembre 2010

Fotografia in odontoiatria: claim or reality?

di Davide Fiori


Essere sempre più competente e aggiornato, ma anche saper spiegare in modo chiaro e documentare in modo oggettivo le terapie. Queste sono le competenze che sempre più vengono richieste all’odontoiatra. Alla luce di questa realtà, la fotografia può giocare un ruolo di primaria importanza, in quanto eccellente strumento di comunicazione e insostituibile mezzo di documentazione. Stiamo vivendo un’epoca in cui l’esercizio dell’odontoiatria è diventato decisamente complicato: terapie complesse e spesso multidisciplinari, tecniche e materiali sofisticati, pazienti più informati ed esigenti. Al clinico oggi viene richiesto di fornire “prestazioni” sempre più efficaci ed efficienti, predicibili e basate sull’evidenza scientifica di costo contenuto; peccato che l’odontoiatria non sia quasi mai così.
E le “prestazioni”, che da un punto di vista medico rimangono fortunatamente ancora delle “terapie”, non sono mai semplici da eseguire né tanto meno da spiegare. Il problema è che è sempre più importante che il paziente le comprenda a fondo e in modo adeguato, al fine di ottenere il suo consenso alle cure. Spesso si tratta di terapie che richiedono “compliance” da parte del paziente che, se informato in dettaglio, sarà più collaborativo e vivrà più serenamente il rapporto con il curante, magari accettando maggiormente anche i costi della prestazione. La documentazione fotografica del paziente, a fianco dell’esame radiografico, è diventata allora di fondamentale importanza all’interno del processo diagnostico, di formulazione e di svolgimento del piano di trattamento. Le fotografie sono uno strumento di rappresentazione completa e di memoria di un rapporto professionale; a volte aiutano a fare diagnosi, documentano le terapie eseguite dall’operatore e permettono il controllo a distanza dei risultati del trattamento. Inoltre sono di grande importanza nella gestione del contenzioso medico-legale, in quanto unica vera testimonianza dei nostri atti medico-chirurgici. Non solo. Rappresentano un formidabile mezzo di comunicazione con il paziente. O meglio rappresentano il mezzo di comunicazione, facendo da interprete tra il complesso linguaggio medico-scientifico e il linguaggio comune. Le immagini spesso parlano più delle parole e ben lo sanno i web-designer che progettano siti con un preciso rapporto immagini-testo, che spesso è a favore delle prime. Tuttavia la fotografia non è ancora entrata a far parte del comune rapporto diagnostico terapeutico degli operatori odontoiatrici.
La capacità di realizzare immagini di buona qualità del viso e del cavo orale del paziente dovrebbe invece far parte del bagaglio tecnico-culturale di tutto il team odontoiatrico. Un moderno studio non è ormai più concepibile senza un’attrezzatura di base che consenta la ripresa fotografica, l’archiviazione delle immagini su supporto informatico e la stampa delle stesse su carta fotografica. La rivoluzione digitale in campo fotografico avvenuta nell’ultimo decennio ha profondamente segnato uno dei più esaltanti passaggi evolutivi della storia della fotografia. La fotografia ha solo 150 anni; anche se le prime camere oscure, progenitrici delle attuali fotocamere risalgono al 1500, la macchina fotografica “per tutti” arriva solo verso la fine del 1800. La prima fotocamera digitale fu prodotta da Kodak e ideata nel 1975 da Steven J. Sasson: pesava poco meno di quattro chili, aveva la dimensione di un tostapane e produceva un’immagine di 0,01 megapixel, che in un tempo di 23 secondi veniva registrata su cassetta digitale. Nel 1991 la Dcs-100 introdotta dalla Kodak è la prima reflex digitale. Per Single Lens Reflex (Slr) o più semplicemente reflex si intendono le macchine fotografiche dotate di un sistema composto da uno specchio posto a 45° rispetto all’obiettivo e da un pentaprisma. Lo specchio è dotato di un meccanismo che al momento dello scatto lo fa alzare, in modo che la luce raggiunga l’elemento sensibile (pellicola o sensore). Questo meccanismo consente di visualizzare nel mirino la stessa immagine catturata dall’obiettivo. Caratteristica delle fotocamere reflex è il fatto che, durante l’esposizione, il soggetto non è più visibile al fotografo, a causa dell’inclinazione dello specchio verso l’elemento sensibile.
La Kodak Dcs-100 è, di fatto, una Nikon F3 assolutamente standard con un dorso contenente il sensore da 1,3 Megapixel, un motore Md-4 (necessario per riarmare l’otturatore dopo lo scatto) modificato per contenere il convertitore analogico-digitale e una unità esterna collegata via cavo denominata Dsu (Digital Storage Unit) contenente l’hard disk e un display da 4”. Un anno dopo Kodak introduce la Dsc-200, costituita da un corpo macchina Nikon F801 e un dorso digitale che, a differenza del modello precedente, incorpora l’hard disk. Nel 1999 la Nikon presenta la reflex D1, la prima SLR digitale progettata in autonomia, e non come rielaborazione di un modello per pellicola. La prima fotocamera reflex digitale destinata al fotografo professionista segna l’inizio della rivoluzione digitale che nel giro di un decennio cambierà radicalmente il mondo della fotografia professionale e amatoriale, trasformando completamente la catena di realizzazione delle immagini, dalla ripresa alla elaborazione, dal fotoritocco alla stampa e archiviazione. Nel 2002 viene presentato il primo Ccd (Charge-Coupled Device) al mondo in cui ogni pixel cattura la luce rossa, verde e blu (Rgb). Nel 2007 Polaroid sospende la produzione della mitica fotocamera a sviluppo istantaneo. Nel 2010 la varietà di fotocamere digitali disponibili sul mercato è talmente ampia da generare non poche difficoltà nel momento in cui si decide di acquistarne una, sia essa per uso personale o professionale. Il livello tecnologico raggiunto è così elevato che oggi è difficile reperire sul mercato un telefono cellulare che non comprenda al suo interno una minifotocamera digitale con sensore Ccd da 3 e fino a 7 megapixel, con flash a diodo incorporato, in grado di realizzare immagini di gran lunga superiori, per definizione, alla blasonata alta definizione (Hd) dei Blu Ray e degli attuali dei Tv Lcd/Plasma, oltre che filmati di buona qualità. Non solo: in pochi attimi lo stesso apparecchio è in grado di inviare in rete le foto sui diffusi social network oppure il filmato su youtube. Il mercato consumer offre oggi fotocamere in grado realizzare immagini di eccellente qualità, a livello semiprofessionale, il cui impiego è alla portata di tutti e a un costo relativamente basso. Sono disponibili fotocamere (reflex e non reflex) con obiettivo intercambiabile e flash incorporato con sensori da 12 milioni di pixel che consentono di realizzare immagini di circa 4300X2900 px e filmati a 720p.
Con il computer si possono archiviare e catalogare le immagini e con una banale stampante fotografica a sublimazione si ottengono, in 20 secondi, stampe in formato cartolina su carta fotografica, sovrapponibile a quelle realizzate nei comuni laboratori, a un costo molto contenuto. Un impegno relativamente limitato può consentire al professionista e all’intero team odontoiatrico di apprendere le tecniche di base della fotografia endorale e della gestione digitale delle immagini; con un investimento contenuto si può fornire allo studio l’attrezzatura necessaria per realizzare, al termine di una prima visita, una cartellina contenente anamnesi, esame obiettivo, approfondimenti radiografici, set fotografico standard, diagnosi, piano di trattamento preliminare o definitivo. Successivamente la documentazione fotografica accompagnerà l’iter terapeutico e terminerà con la documentazione del risultato ottenuto. Lo speciale fotografia presente sul prossimo numero del GdO analizzerà più in dettaglio l’aspetto tecnico dell’attrezzatura necessaria per realizzare e archiviare immagini digitali.

 
 

GdO 2010;8

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