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02 Settembre 2018

Pubblicità sanitaria e l’emendamento “impresentabile” che potrebbe mettere d’accordo Professione e Catene

Norberto Maccagno

Nonostante il “vento del cambiamento” che ha interessato il Governo del nostro Paese, ed anche quello odontoiatrico, in questo mese di agosto il settore dentale si è trovato nuovamente a fare i conti con normative poco gradite approvate a ridosso delle vacanze. Capitò con l’approvazione della Bersani ma anche negli anni successivi altri provvedimenti che hanno comportato problemi ed impicci, sono stati approvati quando il settore era già in spiaggia. 

Questa volta “l’impiccio” è la nota informativa con la quale il Ministero della Salute recepisce –senza modifiche- la normativa europea sull’uso dell’amalgama dentale. Ne parleremo con vari approfondimenti nei prossimi giorni ma sostanzialmente lo scenario è quello che Odontoiatria33 aveva già anticipato qualche settimana prima. 

Ma non solo.  

Nei primi giorni di agosto è stato anche approvato il primo provvedimento del nuovo Governo: il Decreto dignità. Nessuna, buona o cattiva, novità per i dentisti.  

In realtà avrebbe potuto prevedere novità positive visto che il provvedimento legislativo contiene la norma che vieta la pubblicità per il gioco d’azzardo, se si fosse deciso anche di voler regolamentare la pubblicità sanitaria. Visto che lo scopo della norma è proprio quello di tutelare la salute del cittadino dalla ludopatia

Alla Camera ci aveva provato l’On. Polverini, al Senato i Senatori (Pd) Faraone, Bini, Boldrini, Misiani. Non sono riuscito a sapere se i parlamentai sono stati “sollecitati” da ANDI, AIO o CAO (nessuno ne ha rivendicato la paternità), perché dubito che gli esponenti politici lo abbiano fatto in autonomia magari dopo aver letto il mio DiDomenica in cui lo suggerivo.   

Entrambi gli emendamenti sono stati giudicati inammissibili in quanto non inerenti alla norma. Magari sarebbe stato diverso se qualcuno fosse riuscito a convincere i politici che sempre di salute pubblica stiamo parlando, perché non può essere una pubblicità a dire al paziente la terapia da seguire. Questo è il vero problema della pubblicità in sanità e non la mercificazione della professione. 

Questo il testo dell’emendamento presentato al Senato: 

Dopo l'articolo, inserire il seguente:«Art. 9-bis.       

1. A tutela della dignità della persona, della salute pubblica e del diritto degli utenti ad una corretta informazione sanitaria, l'impiego di comunicazioni informative da parte delle strutture sanitarie private di cura e degli iscritti agli albi dei relativi Ordini delle professioni sanitarie di cui al Capo II della legge 11 gennaio 2018, n. 3, in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attività, ivi ricomprese le società di cui all'art. 1, comma 153, legge 4 agosto 2017 n. 124, può contenere unicamente e informazioni di cui all'articolo 2, comma 1, decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 convertito in legge 4 agosto 2006, n. 248, funzionali all'oggetto di garantire la sicurezza dei trattamenti sanitari la loro trasparenza e veridicità nella libera e consapevole determinazione del paziente, con esclusione di qualsiasi elemento di carattere promozionale o suggestionale.       

2 A garanzia del pieno rispetto dell'efficacia delle presenti disposizioni sull'informativa sanitaria, gli Ordini professionali sanitari territoriali verificano preventivamente la correttezza delle comunicazioni procedendo in via disciplinare nei confronti dei professionisti o società iscritti e segnalando all'Autorità di cui ai commi 3 e 4 del presente articolo ogni altro caso involgente le strutture sanitarie private di cura per i provvedimenti sanzionatori di competenza». 

Un testo equilibrato che non vieta la pubblicità informativa, ma quella commerciale e che punta ad evitare che i pazienti vengano suggestionati da mirabolanti “consigli” clinici, e che torna ad imporre il controllo preventivo da parte degli Ordini

Una proposta che potrebbe essere sostenuta sia dall’Ordine, dai Sindacati odontoiatrici ed anche da quelli che rappresentano le Catene e le strutture organizzate che credo siano stufi di doversi difendere in tribunale per ogni pieghevole diffuso dalle loro strutture: le vicende nate in provincia di La Spezia insegnano.  

Una condivisione d’intenti tra le parti in causa e la politica che sarebbe veramente il vero segnale che il vento porta cambiamenti e non solo proclami.

Vedremo, per ora accontentiamoci delle certezze a disposizione, come quella che da domani Odonotiatria33 torna a raccontarvi giornalmente cosa succede realmente nel vostro settore.  

Finalmente si ricomincia, ben ritrovati.  

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