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12 Gennaio 2020

Eccoci nel nuovo decennio e con sempre meno edicole. Ma 10 anni fa, che odontoiatria era?

di Norberto Maccagno


Tra le, poche, certezze della nostra vita c’è il passare del tempo che viene misurato in maniera estremamente precisa. Poi c’è la visione più umana o se volete romantica di questo scorrere: la percezione che ognuno di noi ha del tempo che passa. Per un giovane non passa mai per un anziano lo fa troppo in fretta.  Così, spesso, ci troviamo in difficoltà ad abbinare i cambiamenti ad un momento preciso: abbiamo l’impressione che certe situazioni siano così da sempre anche se nate da poco, così come questioni che ci avevano tolto il sonno solo pochi anni prima, sembrano sparite da secoli. 

Da qualche giorno è cominciato il nuovo decennio (poi c’è il dibattito se comincia nel 2020 o nel 2021), per questo DiDomenica mi sono chiesto come era l’odontoiatria il primo gennaio 2010, e sono sicuro che molti di voi direbbero: ma sostanzialmente era come oggi. 

Cominciamo dal mio mondo, l’informazione di settore. Nel 2010 siti internet di Associazioni ed Editori già veicolavano le notizie, così le loro pagine social, ma nel 2010 la notizia correva ancora prevalentemente sulla carta, e non solo (permettetemi la citazione narcisista) perché Odontoiatria33 nasceva circa 4 anni dopo (ottobre 2013). L’iPhone era nato solo 3 anni prima, il primo iPad verrà presentato il 27 gennaio 2010: per informarci dovevamo essere davanti ad un computer oppure tenere tra la mani una rivista, un giornale. Oggi quasi il 70% delle oltre 10mila pagine di Odontoiatria33 che ogni giorno aprite, sono lette attraverso un tablet o uno smatphone.

Sul fronte dentisti, al primo gennaio 2010 gli iscritti all’Albo erano 56.129, in prevalenza doppi iscritti (30.342) rispetto agli odontoiatri puri (25.787), e considerando il fatto che dieci anni dopo gli iscritti sono circa 6 mila in più, la prima considerazione è che la corsa alla professione si sia fermata grazie anche al numero programmato. E lo stesso dato lo riscontriamo, ovviamente, nel numero degli esercenti, per l’Agenzia delle Entrate al 31 dicembre 2009 erano 40.534 le partite iva dei dentisti, alla stessa data del 2017 (ultimo dato disponibile) sono 44.248. 144 mila euro il fatturato medio di uno studio 10 anni fa.  

Secondo i dati presentati nel Workshop economico di Cernobbio da ANDI (nel marzo 2010) la fotografia della professione è quella dove i dentisti operano in più studi: il 68,5% anche in più strutture (il 18,6% in due e il 12,9% in più di due). Mediamente lo studio è di 90-100 metri quadrati, con due unità collegate. Sul fronte dei ricavi, il 92% deriva da prestazioni erogate ai cittadini privatamente, il restante da convenzionamento. Mediamente i dentisti italiani lavorano 42-44 settimane all’anno, per cinque giorni alla settimana e per otto ore di lavoro al giorno. Il 73-75% del tempo è dedicato al paziente, il 15,1% all’attività di gestione, l’11,5% a quella di formazione professionale. A questo link la fotografia, sempre del Servizio Studi ANDI, di oggi, mentre qui trovate quella di una ricerca di Odontoiatria33 sul tema.

Anche il fenomeno dell’andare a studiare all’estero era agli albori, un’inchiesta del Giornale dell’Odontoiatria del novembre 2009, per la prima volta, portò i primi dati. Ma oggi sappiamo che il fenomeno sì è già stabilizzato se non in leggero calo. 

Forse il dato che più indica la difficoltà di abbinare il passare del tempo ad un fatto sono i numeri sulle società di capitale: oggi sembra che ci siano sempre state e siano anche di più di quelle che in realtà ci sono: 10 anni fa quelle registrate dalle Entrate erano 1.291 (oltre 5 mila le Srl odontoiatriche nel 2019).

Il primo gennaio 2010 l’odontoiatria organizzata praticamente non esisteva, Vitaldent era uno degli unici marchi presenti con 34 centri molti dei quali in franchising, quindi di proprietà dei dentisti. Il primo Centro DentalPro veniva aperto il 1 giugno 2010 a Milano e a dicembre dello stesso anno viene aperto il secondo a Bellinzago Lombardo (il primo all’interno di un Centro Commerciale). Ora, e ringrazio i rispettivi uffici stampa per averci fornito i dati, Vitaldent ha 79 Centri attivi in Italia (salvo pochissime eccezioni tutti di proprietà), che danno lavoro a 422 collaboratori, 479 medici e 60 igienisti. DentalPro ha 173 centri attivi ed occupa 950 medici e 1.500 dipendenti ed oltre ai questi due marchi, molti altri sono oggi attivi. Ed infatti, nel 2010 le attenzioni di Ordine e Sindacati odontoiatrici erano principalmente concentrate verso fenomeni come Groupon o il turismo odontoiatrico. 

Sempre guardano il primo gennaio 2010 come data di riferimento, da pochi mesi (novembre 2009) il Ministro Sacconi aveva istituito l’Anagrafe dei Fondi Casse enti e società di mutuo soccorso che dovevano avere “fini solamente assistenziali, con prestazioni che dovranno garantire almeno il 20% del totale delle prestazioni offerte agli iscritti, pena la perdita delle agevolazioni fiscali: prestazioni odontoiatriche, assistenza socio- sanitaria alle persone non autosufficienti, e interventi destinati a coloro che si trovano temporaneamente inabilitati a causa di malattia o infortunio”. 

Sul fronte aggiornamento professionale, ma non voglio infierire, nel novembre 2009 viene approvata la Nuova ECM.

Accennando alle altre professioni, ma qui arrivammo in un lampo ad oggi, gli Igienisti dentali erano impegnati a battersi per ottenere il proprio Albo professionale mentre il profilo dell’ASO cominciava il percorso al Ministero della Salute guidato dal prof. Ferruccio Fazio. Per gli odontotecnici, invece, la rincorsa al cambiamento è ancora in atto.

Ho scelto di dedicare la foto di copertina ad una edicola: sono quasi tutte scomparse dalle nostre città nell'indifferenza totale, molti non se ne sono neppure accorti. Chiudono non perchè non leggiamo più giornali, riviste o acquistiamo le cose che vendevano, (certo anche un po' perchè leggiamo meno giornali e riviste) ma chiudono perchè siamo più comodi acquistare le stesse cose in altri luoghi o attraverso altri strumenti. Nessuno si è battuto per sostenerle o adattarle alle nuove esigienze (sempre che si potesse fare) e così l'edicola, come altre attività, stanno scomparendo.

La considerazione di questo guardarci indietro di un decennio può essere che il cambiamento non si può fermare, ma si può governare e cercare di indirizzare. La vera certezza è che oggi e anche domani a curare i denti degli italiani saranno ancora i dentisti tradizionali (quelli con il loro studio), la domanda è se sarà ancora così tra 10 anni quando, saranno probabilmente andati in pensione gli attuali 25mila over sessanta iscritti all’Albo. Certo, sarà sempre l'odontoiatra a curare le persone (probabilmente sempre più aiutato dalla tecnologia), ma dove e come lo farà dipenderà dai progetti, dalla visione che si vorrà dare alla professione, una visione che, credo, deve saper guardare oltre e non rincorrere o rimpiangere il passato e considerare, o guidare, le esigenze di noi pazienti.

 
 

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