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27 Gennaio 2016

Ddl Concorrenza e norme sulle società odontoiatriche. I giornali accusano ANDI di voler affossare le liberalizzazioni


Il testo sul Ddl Concorrenza, nonostante non sia ancora giunto in aula, già fa discutere. Sotto la lente della stampa italiana sono finiti gli emendamenti proposti da ANDI e raccolti da alcuni parlamentari (sei) appartenenti alle principali formazioni politiche di Governo e dell'opposizione (PD; FI; M5S; Cor; AP).

Sotto accusa è la norma che cerca di dare più poteri agli iscritti all'Albo degli odontoiatri all'interno delle Società del settore odontoiatrico.

Se approvata, le Società di capitale del settore odontoiatrico, prevalentemente srl, dovranno obbligatoriamente prevedere che "i soci di società operanti nel settore odontoiatrico, per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto, debbano essere iscritti all'Albo degli odontoiatri".

Un passo indietro verso le liberalizzazioni voluti dalla Bersani hanno tuonato alcuni commentatori dalle colonne dei principali quotidiani italiani: Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore, per citarne alcuni.

Per Il Fatto Quotidiano -che accusa i parlamentari di aver scritto gli emendanti sotto dettatura di ANDI- se approvati verrebbe azzerata "la portata di una delle liberalizzazioni varate, ormai oltre dieci anni fa, da Bersani e riporterebbe l'Italia indietro nel tempo, stabilendo - in assenza di qualsivoglia concreto beneficio per cittadini e mercato - che le centinaia di cliniche odontoiatre private aperte nel nostro Paese debbano necessariamente essere controllate da odontoiatri".

Secondo quanto scrive Benedetta Arese Lucini (ex General manager italiana di Uber) su Il Sole 24 Ore, se passa la norma non solo "non porta nessun beneficio pubblico ma al contrario ostacola la liberalizzazione di professioni che, anzi, hanno beneficato negli anni del diritto di aprirsi a società di capitale grazie a una legge scritta oltre 80 anni fa".

"Quelle due righe infatti -continua la Lucini- nel caso fossero accolte, potrebbero avere conseguenze disastrose per il settore, come l'interruzione immediata dell'attività di decine di imprese che operano da anni legittimamente e nel pieno rispetto delle leggi (alcune sono ormai delle realtà importanti) e quindi la perdita immediata di migliaia di posti di lavoro. Inoltre questa decisione andrebbe a pesare sull'accessibilità alle cure da parte di una fascia di popolazione che prima non se le poteva permettere e oggi sì, grazie a una forte crescita del numero di centri odontoiatrici che ha favorito la riduzione dei prezzi, spesso a livelli proibitivi negli studi dei dentisti tradizionali".

Di parere opposto il presidente ANDI Gianfranco Prada che con una nota inviata alla stampa spiega che gli emendamenti non fanno altro che costringere le società di capitale a rispettare le stesse regole a cui sono costretti a rispettare i dentisti liberi professionisti. Prada che ricorda, poi, il rischio che dietro a queste società si nascondano capitali provenienti da traffici illeciti e le conseguenze per i pazienti se la clinica chiude.

Anche AIO, con una nota ricorda l'inadeguatezza del modello introdotto dalla Bersani. "Abbiamo portato continui contributi per correggere il tiro -scrive il presidente Pierluigi Delogu- ma notiamo un appiattimento verso posizioni che sposano logiche economiche senza possibilità di introdurre motivazioni di carattere sanitario e professionale con un atteggiamento etico".

"Mi chiedo -continua- quale sia la logica politica che da una parte impone una deregulation totale in nome del libero mercato e poi imponga un totale controllo delle spese dei nostri pazienti attraverso un sistema che sa tanto di "grande fratello come il trasferimento dei dati attraverso il sistema Tessera sanitaria".

Norberto Maccagno

 
 

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