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13 Luglio 2018

Vicenda iDental, ora l’Ordine indaga gli iscritti che lavoravano negli studi

Scoppia anche il caso cartelle cliniche non veritiere: annotati nomi di dentisti non iscritti all’Ordine

Nor. Mac.

Momento della conferenza stampa indetta da COEM. Photo credit 20 minutosMomento della conferenza stampa indetta da COEM. Photo credit 20 minutos

La stampa spagnola continua a seguire ed informare sulla vicenda della chiusura degli studi della Catena iDental fornendo nuove notizie che possono essere utili per conoscere le criticità, per eventualmente prevenirle nel nostro Paese.  Così dopo quella dei procedimenti giudiziari aperti nei confronti degli odontoiatri e dei collaboratori amministrativi che lavoravano nei vari studi, ora apprendiamo che anche l’Ordine professionale (Colegio de Odontólogos) ha aperto procedimenti disciplinari nei confronti degli iscritti che vi collaboravano.

Secondo il quotidiano 20 miutos oltre 90 mila i pazienti lasciati senza cure e sarebbero 100 i procedimenti disciplinari fino ad ora aperti nei confronti di odontoiatri, mentre una trentina i casi con risvolti penali. 

Ma dalla stampa spagnola emerge un altro aspetto che, come sottolineato anche dal presidente del Colegio de Odontólogos de Madrid Antonio Montero, conferma come “la normativa non sia adeguata a tutelare i pazienti che si rivolgono a questi centri”. Secondo quanto riportato, gli inquirenti visionando le cartelle cliniche sequestrate nei centri chiusi, avrebbero scoperto che su alcune di queste erano annotati nomi di dentisti che avevano effettuato le cure e il relativo numero di iscrizione all’Ordine, ma nominativo e numero di iscrizione non corrispondeva a nessun iscritto. Presidente Montero che a 20 minutos ammette di non essere sorpreso che alcuni dentisti “falsificassero il numero di iscrizione all’Albo in quanto coscienti che quanto facevano non era corretto”. Ma potrebbe anche trattarsi di un problema di “falsificazione” amministrativa, come il presidente del COEM ha spiegato nel corso di una conferenza stampa, informando che alcuni degli odontoiatri convocati avrebbero escluso di aver collaborato con la catena o di aver curato alcuni pazienti come invece era annotato sulle cartelle cliniche sequestrate. Fato confermato anche da alcuni pazienti che avrebbero dichiarato che i nomi indicati sulla cartella clinica non erano quelli dei professionisti che li avevano curati. 

Non sappiamo se la normativa spagnola obblighi la tenuta della cartella clinica ed il fatto che sulla stessa venga annotato il nome dei professionisti che effettuano la cura. 

In Italia non vi è questo obbligo, anche se il Codice di deontologia medica impone all’iscritto di compilare con accuratezza il documento per fornire la massima informazione al paziente. Anche i protocolli operativi delle principali Catene presenti nel nostro Paese prevedono la compilazione della cartella clinica, indicando il nome del professionista e la terapia che ha svolto su quel paziente. Un passaggio indispensabile anche per la stessa struttura che, in caso di contenzioso, saprà su quali collaboratori, eventualmente, rivalersi. 

Anche nel decalogo sottoscritto dalle strutture associate ANCOD (l’associazione che raggruppa alcune delle principali Catene odontoiatriche), impegna gli aderenti “a fornire su richiesta del paziente copia della cartella clinica dove siano puntualmente indicate le procedure eseguite, i nomi degli operatori coinvolti e copia di tutti gli esami radiografici eseguiti sul paziente”. Rimane il fatto che come in Spagna, anche in Italia non esiste una verifica “strutturata” degli operatori che operano all’interno di grosse strutture ed anche per il paziente non è immediato conoscere il nome del medico che lo sta seguendo. 

 
 

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