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25 Settembre 2022

Turchia, la nuova terra promessa del turismo odontoiatrico? Così l’Inghilterra cerca di convincere i cittadini a desistere e chiede più tutele per i dentisti

di Norberto Maccagno


In questa giornata elettorale, diventa difficile commentare qualsiasi fatto successo in settimana senza rischiare riferimenti che potrebbero essere letti come critiche verso una parte politica. Ad aiutarmi ad uscirne, e poter pubblicare il DiDomenica, i colleghi di Odontologia33, il quotidiano spagnolo del Gruppo Edra, che riprendono una dichiarazione del presidente dell’Ordine spagnolo dei dentisti sul turismo odontoiatrico verso la Turchia.   

Se in Spagna il fenomeno è agli inizi (di qualche giorno la notizia del primo paziente con problemi ritornato dalla Turchia visto da un dentista spagnolo), in Inghilterra, stando a quanto denuncia la British Dental Association, è quasi emergenza.

Fenomeno che dilaga auto promuovendosi attraverso i social, TikTok tra tutti con l’hashtag #TurkeyTeeth, in cui vengono postati video che mostrano i presunti vantaggi di recarsi in Turchia per ottenere un sorriso perfetto secondo i loro canoni: denti bianchi e perfettamente allineati grazie a faccette o corone dentali a bassissimo costo. Hashtag, fa notare la BDA, che ha raccolto quasi 300 milioni di visualizzazioni.  

Come sappiamo, quello del turismo odontoiatrico è un fenomeno che nasce dalla ricerca di ottenere cure a buon prezzo, cure spesso presentate con una qualità paragonabile a quella nostrana.  

Lo ricorda anche il presidente della BDA Eddie Crouch quando dice: "I dentisti sono consapevoli che molte persone hanno problemi ad accedere alle cure e potrebbero essere tentate di andare all'estero per ottenere cure a costi ridotti". Ma la scelta deve essere consapevole avendo ben presente i rischi che si corrono, dice sempre il presidente BDA.  

Associazione che nei mesi scorsi, con la BBC, ha attivato una campagna informativa sul turismo odontoiatrico intervistando i dentisti inglesi. Il 94% di quelli consultati ha dichiarato di aver trattato pazienti che si erano rivolti all’estero per risolvere i loro problemi dentali. In particolare dei 1.000 dentisti consultati, 597 hanno dovuto curare pazienti con gravi problemi insorti dopo il loro ritorno dalla Turchia, problemi come infezioni, ascessi e difficoltà a masticare. Dentisti inglesi, sulla base di pazienti trattati, che ritengono il fenomeno in crescita.   Per gli italiani la Turchia non sembra ancora meta di turismo dentale, Croazia, Albania, Romania sono le destinazioni più gettonate dai nostri connazionali “rassicurati”, anche in questo caso, dai social e dalle pubblicità.  

Anche se in Italia, il turismo odontoiatrico sembra essere un fenomeno marginale.

Stando ai dati di alcuni sondaggi svolti in questi anni sembrerebbe coinvolgere meno del 2% degli italiani.   Il primo a quantificare il fenomeno è stato Renato Mannheimer per conto di ANDI quando le notizie della possibilità di andare all’estero a rifarsi la masticazione trovavano spazio in ogni quotidiano, rotocalco e trasmissione televisiva del Paese: siamo nel 2012. Attraverso la sua indagine emerse che il 4% degli Italiani si era rivolto all’estero ma la metà non avrebbe rifatto quell’esperienza.    

Nel 2015 Odontoiatria33, attraverso un sondaggio rivolto ai lettori di Dica33, aveva indicato nel 2% gli italiani che si erano rivolti all’estero per le cure ed un recente sondaggio, sempre sui lettori di Dica33 (ve ne daremo informazione nelle prossime settimane), conferma sostanzialmente quel dato.   

Sul fenomeno del turismo odontoiatrico interessanti furono due inchieste condotte da AltroConsumo, una nel 2009 ed una nel 2016, in cui furono analizzati i pro ed i contro di recarsi all’estero per le cure.         

Tornando alla vicenda inglese ci sono due aspetti decisamente interessanti da considerare e su cui, credo, anche in Italia si dovrebbe riflettere.  

Il primo è notare che il SSN Inglese (NHS) ha dedicato una sezione del proprio sito per guidare i cittadini ad una scelta consapevole, mettendoli di fronte a tutta una serie di dubbi e criticità che per il NHS sono da valutare prima di intraprendere il viaggio. E che sia un’istituzione pubblica a mettere in guardia i cittadini rende certamente più efficace il messaggio piuttosto che a sconsigliare siano i dentisti che possono essere tacciati di “opportunismo”. Anche se è tutto interesse del NHS che i cittadini inglesi non tornino con cure da rivedere, perché questi peserebbero anche sul sistema sanitario pubblico. Nonostante questo, la BDA chiede alle istituzioni ancora più interventi in tema d’informazione e sensibilizzazione verso il cittadino, ma anche interventi per cercare di contenere il fenomeno.

L’altro aspetto, altrettanto interessante in tema di salute pubblica posto dalla BDA, è quello della responsabilità dei professionisti che devono rivedere le cure effettuate all’estero. Probabilmente, in UK come in Italia, il dentista che mette mano al lavoro di un altro collega diventa responsabile anche di quanto fatto dal collega se poi nascono problemi (se il problema era verificabile). Si pensi ad una corona da rifare su di un dente già devitalizzato. Se dopo anni quel dente crea problemi perché la devitalizzazione fatta dal dentista turco non era il massimo, la colpa ricade sul dentista che ha rifatto la corona, perché non si era accorto del problema.

La conseguenza, in UK, è che molti dentisti sono reticenti a vedere pazienti che si sono rivolti per le cure all’estero. Pazienti che rimangono quindi senza cure. Per questo la BDA chiede maggiori indicazioni (e garanzie) su tutte le conseguenze medico-legali del trattamento di pazienti che hanno cercato cure all'estero.     

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